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Pisano-Italiano: Vocabolario di Sopravvivenza

Pisano-Italiano: Vocabolario di Sopravvivenza

vocabolario pisano-italianoUna delle prime cose che ho fatto non appena arrivata a Pisa Town è stato prendere lezioni di pisano: dai colleghi in ufficio, dai miei compagni di treno, dalle vecchine in fila alle casse Coop. Innanzitutto per entrare in piena sintonia con il nuovo habitat, per riconoscere inflessioni, e quindi (mal)umori… ma anche per screditare il pregiudizio del toscano che non ha dialetto. È vero, a volte i pisani pensano che siano dialettali alcuni termini di uso comune in tutta Italia, ma per il resto hanno tanti vocaboli il cui significato è difficilmente intuibile.

Così, dopo un anno e mezzo, ho raccolto nella mia rubrica (gelosamente custodita) un bel po’ di parole che oggi mi permettono di interagire (quasi) alla pari con i miei attuali concittadini.

Inizio allora finalmente a trascrivere il mio vocabolario di sopravvivenza, con l’invito per tutti i pisani in ascolto a integrare, ed eventualmente rettificare… :)

LETTERA A

ACQUA GHIACCIA (o DIACCIA): semplicemente fredda, non ghiacciata. Quindi se qualcuno vi offre dell’acqua ghiaccia non abbiate paura di una congestione! Se fosse invece GHIACCIA MARMATA… allora sì, sarebbe proprio gelata…

ACQUAIO: lavello per piatti (“rigovernare nell’acquaio” è fare i piatti). Detto sessista: “Le donne all’acquaio!”

ANTEPÀTIA: agg. antipatica

ATTRASSO: donna appariscente, ma ridicola (se vi chiamano così… avete tutto il diritto di rispondere male)

AVELLARE: emanare cattivo odore (si dice di persona). Probabilmente deriva da avello (che in taliano sta per tomba… ed effettivamente, il cadavere nella tomba avella…)

ALTRO: no.  Esempio, dal salumiere: “Serve altro?” “Altro.”  (Chissà se vogliono intendere che serve altro in un’altra bottega…indi per cui, lì effettivamente non serve altro…)

ASCIUGATI/ARREGGITI/AGGUANTATI: sono tutti inviti ironici a riposarsi dopo un presunto sforzo…

A TUTTO SDEO: senza limite, senza fine. Esempio: ‎“Boia com’è piccante, zenzero a tutto sdeo!” (dove zenzero sta per peperoncino…). Variante: A TUTTO FO’O

ARRIVA’ A BABBO MORTO: arrivare quando è decisamente… troppo tardi.

[...continua...]

Qui pro Quo: la cancelleria

Qui pro Quo: la cancelleria

A Pisa si dice “lapis” quella che in altre parti d’Italia si chiama più comunemente matita. E state attenti a non sbagliare, perché a Pisa per “matite” intendono ciò che da altre parti si chiamano pastelli. E per “pastelli” intendono i pastelli a cera (o simili).

Va da sé che il temperamatite diventa l’appuntalapis.
E badate bene, fonti certe confermano la credenza popolare dell’esistenza di l’apis

Cose di (certe) donne

Cose di (certe) donne

A Pisa le passeggiatrici si dicono farde, e sono farde strappone se risultano particolarmente “consumate” (o anche farda smessa di casino).
Farda pare che derivi dal trucco utilizzato da queste donne particolarmente appariscenti (il fard).

Le farde vanno di solito in giro con la giropotta (minigonna), e la potta è…l’attrezzo di lavoro, detta anche stiappo.

Per essere meno volgari la meretrice può dirsi tegame: meno prostituta ma di sicuro più “scofanata” (questo è napoletano!), ossia di conformazione simile ad un tegame da cucina…

Immancabile un detto per la categoria: “Ha visto più schizzi lei che gli scogli di Marina”  (Marina di Pisa)