“La nostra indolenza, oltre che proverbiale, è globale e va ad inerire anche l’interesse per la nostra storia. Non è un destino che questa neghittosità cronica, acuta, direi anche progressiva, endemica e perniciosa si chiami ‘pisaggine’…”.
Ecco, finalmente posso dare un nome ad un non raro atteggiamento dell’abitante “tipico”, natìo, di Pisa Town, che sembra essere al mondo senza sapere “da dove viene”, senza nessuna curiosità per le proprie radici – a meno che non siano strettamente legate al blasone di famiglia.
La citazione è presa da “Scuriosando per Pisa”, altro libello prestatomi dall’unico pisano – finora conosciuto – che mi pare essere davvero ‘affezionato’, e interessato, alla sua città. Un libro di Giampaolo Testi, un “pisantropo” nostalgico e fiero, ma onestamente critico verso alcune caratteristiche dei suoi concittadini.
Pisa non è stata fondata ieri. Non è solo “Piazza dei Miracoli”, eppure i pisani sembrano accontentarsi di essere rinomati solo per questo. Spesso non conoscono l’etimologia dei loro termini più caratteristici, e se chiedessi loro che origini ha la “cecìna”, una delle poche specialità gastronomiche indigene, dubito che in molti saprebbero dirmelo.
Questa pisaggine, di cui più o meno tutti sono portatori sani, mi induce inevitabilmente a fare un paragone con la mia insita “napoletanitudine”: chi è nato a Napoli – chi si è intriso quotidianamente fin dall’infanzia di commedia e tragedia al tempo stesso – non riesce mai a prescindere dalle proprie radici. Pur volendo rinnegare, a volte, un certo sconforto per una terra puttana, denigrata e abbandonata a se stessa – ma che continua a destare meraviglia in chi ci mette piede per la prima volta! – non puoi fare a meno di sentire di appartenerle, nel bene e nel male, “condannato a vita” ad essere testimone ambulante della sua storia.
Forse perché la “cittadinanza” napoletana uno se la deve sudare: nella metropoli partenopea non è mica tutto placido come a Pisa Town. E come per tutte le cose ottenute con sacrificio, ci tieni anche a farne tesoro, nonostante le “scardature”, i rattoppi. Tesoro (e monito) per te stesso.
Ecco, mi pare invece che la “pisaggine” sia proprio tutto il contrario: ovvero ostentazione (ma nemmeno tanta) di appartanenza, che fa però della contingenza l’unico metro di misura della “pisanità”.
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