Archivio delle Categorie: tra parentesi

Sull’essere sociali

Sull’essere sociali

…ch’in te avrà sì benigno riguardo,
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri è più tardo.

A Pisa Town ho (ri)scoperto il piacere di un’intensa leggerezza degli affetti, della confidenza fugace, dell’amicizia cortese. Dell’organizzare insieme, e del non far nulla, o del far cose insieme senza organizzare. Ho scoperto che fa bene un abbraccio a prima mattina, arrivare in gruppo a lavoro, passeggiare insieme tra gli orti. Ho sperimentato che si può coltivare un’amicizia alla fermata dell’autobus, trovare il tempo per un caffè al volo con un amico, e ridere, in ogni caso, in compagnia.

A Pisa Town ho imparato ad essere senza fronzoli, negli affetti. A mollare le cime e navigare senza rotta; ad essere limpida, da subito, e a riconoscere in altri la stessa limpidezza.

Qui ho (ri)conosciuto alcune persone dimorto belle. Chissà, forse passeranno lasciando il posto ad altre. Loro che leggono lo sanno. E senza impegno, se vorranno…magari resteranno.

Autobus per la Torre: alla Stazione…la fermata dov’è?

Autobus per la Torre: alla Stazione…la fermata dov’è?

Pisa non è solo Torre, siamo d’accordo, ma il 90% dei turisti che transitano per la Stazione – e che incrocio in ogni stagione – cerca solo una cosa, una volta lasciati i binari: la fermata dell’autobus che porta a Piazza dei Miracoli.

Siamo già un passo avanti se sanno che per arrivarci il bus giusto è la LAM Rossa (LAM sta per Linea ad Alta Mobilità), ma il dilemma è: dove si prende? I trabochetti infatti sono dietro l’angolo.

Il primo trabochetto è un enorme pannello che indica il percorso della LAM Rossa messo ad una fermata che non è assolutamente quella della LAM, ma dove puntualmente sostano inizialmente i turisti. Fino a quando qualche anima pia li avvisa che la fermata è dall’altra parte della strada.

Ma ecco il secondo trabocchetto: prima di completare l’attraversamento gli ignari turisti si lasciano spesso abbagliare dalla puntualissima LAM in arrivo…ma nell’altro senso, verso l’aeroporto. Mi auguro sempre che una volta saliti chiedano subito lumi all’autista…ma non escludo che molti si siano trovati ad ammirare la pista d’atterraggio del Galileo Galilei, prima di fare retromarcia verso la Torre.

Quindi, cari turisti che avete intenzione di venire a Pisa in treno per vedere Piazza dei Miracoli, sappiate che una volta usciti dalla stazione l’unica cosa da fare è guardare subito in alto…e intercettare un palazzone con l’insegna NH Cavalieri: è l’hotel sotto il quale c’è l’unica fermata che vi interessa, quella della LAM Rossa per la Torre.

Autobus Pisa per Torre

Lam Rossa alla fermata - direzione Torre

Caro Comune di Pisa, una segnaletica più segnalante… no, eh?

Pizza (napoletana?) a Pisa Town

Pizza (napoletana?) a Pisa Town

“Dalla tradizione della Pizza napoletana condiamo la pizza con  mozzarella fior di latte e mozzarella di Bufala direttamente da Napoli,olio e basilico. L’impasto è fatto con Farina “00” acqua sale e lievito, rigorosamente cotta a legne direttamente sul piano del forno e no in teglia.” (recita il sito di una nota pizzeria a Pisa)

Ma mi dovete spiegare perché i napoletani (o presunti tali) che esportano le nostre tradizioni gastronomiche in altre regioni/paesi…perdono la scienza. Il test per capire se in un posto sanno davvero fare la pizza è ordinare una margherita, che dovrebbe essere con mozzarella, pomodoro e basilico. A Napoli ci mettono anche il parmigiano. E occhio al cornicione, che deve essere soffice, non assolutamente croccante.

Orbene, la mia margherita non mi pareva avesse sopra della mozzarella proveniente “direttamente da Napoli”, e non c’era un’ombra di basilico. Una pizza discretamente buona per essere a Pisa. Ma con cornicione (e fondo) croccante, senza tracce “nere”, che testimonierebbero senza dubbi la cottura a legna, e pure il forno c’era.

E’ davvero triste pensare che la gente possa credere che la tanto decantata pizza napoletana…sia quella roba lì. Non è assolutamente così. La pizza vera è un’altra cosa…però me lo devono spiegare i pizzaioli espatriati perché non la sanno riprodurre altrove. Ecco qualche ipotesi:

  • l’acqua, se non ha la stessa durezza di quella di Napoli altera la consistenza dell’impasto
  • la mozzarella, che costerebbe troppo far arrivare da Napoli
  • il forno, che non è a legna ma magari…a pellet?
  • i pizzaioli, a volte stranieri (ovviamente, per risparmiare)
  • il basilico, liofilizzato invece che fresco

Ordunque, se vi è impossibile riprodurre la vera pizza…non è mica un dramma. Ma non chiamatela napoletana, non vantantevi di fare quella ORIGINALE. Chiamatela semplicemente pizza, la mangiamo lo stesso, perché è buona uguale. Ma almeno non rischiate di deludere la clientela con false aspettative.

Per il momento lascio ai passanti un pro-memoria fotografico…è questo l’aspetto della vera pizza napoletana…diffidate dalle imitazioni!

 

Asl a Pisa Town: due o tre cose che so di lei…

Asl a Pisa Town: due o tre cose che so di lei…

Malanni di stagione: è venuto il tempo di fare i conti con il sistema sanitario di Pisa Town. Leggo il foglio di accoglienza del “mio” Presidio di Via Torino, a due passi da casa. Ma c’è un paragrafo che forse non ho capito bene. Lo rileggo…cos’è, fantasanità? Amici campani, voi che ne dite?

“E’ previsto un risarcimento di 25 euro all’utente nel caso che l’Azienda USL 5 di Pisa non sia in grado di offrirgli entro 15 giorni la prima visita nelle branche di cardiologia, ginecologia, oculistica, neurologia, dermatologia, ortopedia e otorinolaringoiatria in una delle sue strutture ospedaliere o territoriali  o presso l’Azienda Ospedaliero – Universitaria Pisana, oppure in una struttura privata accreditata con l’azienda stessa.

L’utente ha diritto inoltre alla corresponsione di un “bonum” di 25 euro, nel caso in cui:

  • non venga effettuata una prestazione (specialistica o diagnostica) regolarmente prenotata, senza che l’utente stesso sia stato avvertito (fatti salvi i casi di sciopero del personale). In questo caso l’utente ha diritto anche al rimborso del ticket nel caso decida di effettuare la prestazione presso altre strutture sanitarie.
  • la prestazione venga effettuata con ritardo di oltre mezz’ora rispetto all’orario previsto senza che siano state fornite spiegazioni sui motivi del ritardo stesso da parte del personale sanitario.”

“Pisaggine”, vituperio delle (pisane) genti

“Pisaggine”, vituperio delle (pisane) genti

“La nostra indolenza, oltre che proverbiale, è globale e va ad inerire anche l’interesse per la nostra storia. Non è un destino che questa neghittosità cronica, acuta, direi anche progressiva, endemica e perniciosa si chiami ‘pisaggine’…”.

Ecco, finalmente posso dare un nome ad un non raro atteggiamento dell’abitante “tipico”, natìo, di Pisa Town, che sembra essere al mondo senza sapere “da dove viene”, senza nessuna curiosità per le proprie radici – a meno che non siano strettamente legate al blasone di famiglia.

La citazione è presa da “Scuriosando per Pisa”, altro libello prestatomi dall’unico pisano – finora conosciuto – che mi pare essere davvero ‘affezionato’, e interessato, alla sua città. Un libro di Giampaolo Testi, un “pisantropo” nostalgico e fiero, ma onestamente critico verso alcune caratteristiche dei suoi concittadini.

Pisa non è stata fondata ieri. Non è solo “Piazza dei Miracoli”, eppure i pisani sembrano accontentarsi di essere rinomati solo per questo. Spesso non conoscono l’etimologia dei loro termini più caratteristici, e se chiedessi loro che origini ha la “cecìna”, una delle poche specialità gastronomiche indigene, dubito che in molti saprebbero dirmelo.

Questa pisaggine, di cui più o meno tutti sono portatori sani, mi induce inevitabilmente a fare un paragone con la mia insita “napoletanitudine”: chi è nato a Napoli – chi si è intriso quotidianamente fin dall’infanzia di commedia e tragedia al tempo stesso – non riesce mai a prescindere dalle proprie radici. Pur volendo rinnegare, a volte, un certo sconforto per una terra puttana, denigrata e abbandonata a se stessa – ma che continua a destare meraviglia in chi ci mette piede per la prima volta! – non puoi fare a meno di sentire di appartenerle, nel bene e nel male, “condannato a vita” ad essere testimone ambulante della sua storia.

Forse perché la “cittadinanza” napoletana uno se la deve sudare: nella metropoli partenopea non è mica tutto placido come a Pisa Town. E come per tutte le cose ottenute con sacrificio, ci tieni anche a farne tesoro, nonostante le “scardature”, i rattoppi. Tesoro (e monito) per te stesso.

Ecco, mi pare invece che la “pisaggine” sia proprio tutto il contrario: ovvero ostentazione (ma nemmeno tanta) di appartanenza, che fa però della contingenza l’unico metro di misura della “pisanità”.

Questioni di emigranza

Questioni di emigranza

“E allora, come si sta a Pisa?”,
mi chiedono tutti, quando sanno che ora vivo qui.
Ma vorranno sapere come si sta a Pisa, o come sta a Pisa una napoletana?

Pisa non è certo il paese dei balocchi, fa pur sempre parte della nostra Italietta zeppa di interessi privati e discutibili virtù, e dopo la ‘maraviglia’ dei primi mesi questa città a misura d’uomo comincia ad essermi familiare, ad essere la mia normalità.

La mia risposta è: “Si sta tranquilli.”
E non aggiungo molto altro, a parte la puntualità degli autobus, la notevole età media degli abitanti, il mortorio della domenica, la cordialità – ma non ti allargare troppo – degli abitanti, il verde diffuso, la suggestione (in ogni caso) dell’Arno, l’assenza di fonti di stress, il lavoro che in fondo mi garba abbastanza.

E se mi chiedono se mi manca la mia città…non ho ancora una risposta da dare. Non me la voglio dare. Certo è che l’entusiasmo della novità ha lasciato il posto alla consapevolezza di un non-ritorno. Non perché non sia possibile, ma perché non sarebbe opportuno. Ma non è detto che questa sia la meta finale.

“E allora, come si sta a Pisa?”
Bene, come una pianta grassa in appartamento.

Da lontano

Da lontano

Da lontano mi accorgo che Pisa Town non sarà mai la mia città del cuore. Non mi appartiene, nonostante abbia tutto quello che occorre per offrire una vita serena, lontano dal caos metropolitano.

E’ un legame cerebrale, razionale, un ‘matrimonio di convenienza’, nulla a che vedere con le viscere, il sangue, l’amore.

Ma domani, quando mi accoglierà ancora con la sua placida benevolenza, l’avrò già dimenticato.