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Revisioni d’autunno

Revisioni d’autunno

old coupleUltimamente non prendo spesso l’autobus, mi sono un po’ impigrita, ma non è colpa mia: è dei miei gentilissimi e motorizzati colleghi che abitano quasi tutti in quel di Porta a Lucca – e il car sharing in fondo è una buona cosa…

Così, passando di auto in auto, ho abbandonato un po’ la consuetudine di ritrovare ogni mattina le stesse facce, seguirne l’evoluzione, studiarne i comportamenti. E quando ci ritorno, su autobus e treni, mi accorgo che durante la mia assenza non è cambiato poi molto. Posso così felicemente riprendere i miei studi lì dove li avevo interrotti.

Però a volte noto che qualcosa è cambiato. E succede, ad esempio, che il vecchietto scorbutico che mi aveva rimproverato di non aver mostrato il biglietto/abbonamento all’autista si mostri fin troppo gentile, tanto che mi vien voglia di cercarlo con lo sguardo e salutarlo, quando arrivo alla mia fermata. E succede che mentre mi avvicino alla porta riveda, dopo tanto tempo, anche la vecchina del foulard. Silenziosa, con lo sguardo un po’ perso. Seduta ad un posto diverso, senza di Lui.

Pisano-Italiano: Vocabolario di Sopravvivenza

Pisano-Italiano: Vocabolario di Sopravvivenza

vocabolario pisano-italianoUna delle prime cose che ho fatto non appena arrivata a Pisa Town è stato prendere lezioni di pisano: dai colleghi in ufficio, dai miei compagni di treno, dalle vecchine in fila alle casse Coop. Innanzitutto per entrare in piena sintonia con il nuovo habitat, per riconoscere inflessioni, e quindi (mal)umori… ma anche per screditare il pregiudizio del toscano che non ha dialetto. È vero, a volte i pisani pensano che siano dialettali alcuni termini di uso comune in tutta Italia, ma per il resto hanno tanti vocaboli il cui significato è difficilmente intuibile.

Così, dopo un anno e mezzo, ho raccolto nella mia rubrica (gelosamente custodita) un bel po’ di parole che oggi mi permettono di interagire (quasi) alla pari con i miei attuali concittadini.

Inizio allora finalmente a trascrivere il mio vocabolario di sopravvivenza, con l’invito per tutti i pisani in ascolto a integrare, ed eventualmente rettificare… :)

LETTERA A

ACQUA GHIACCIA (o DIACCIA): semplicemente fredda, non ghiacciata. Quindi se qualcuno vi offre dell’acqua ghiaccia non abbiate paura di una congestione! Se fosse invece GHIACCIA MARMATA… allora sì, sarebbe proprio gelata…

ACQUAIO: lavello per piatti (“rigovernare nell’acquaio” è fare i piatti). Detto sessista: “Le donne all’acquaio!”

ANTEPÀTIA: agg. antipatica

ATTRASSO: donna appariscente, ma ridicola (se vi chiamano così… avete tutto il diritto di rispondere male)

AVELLARE: emanare cattivo odore (si dice di persona). Probabilmente deriva da avello (che in taliano sta per tomba… ed effettivamente, il cadavere nella tomba avella…)

ALTRO: no.  Esempio, dal salumiere: “Serve altro?” “Altro.”  (Chissà se vogliono intendere che serve altro in un’altra bottega…indi per cui, lì effettivamente non serve altro…)

ASCIUGATI/ARREGGITI/AGGUANTATI: sono tutti inviti ironici a riposarsi dopo un presunto sforzo…

A TUTTO SDEO: senza limite, senza fine. Esempio: ‎“Boia com’è piccante, zenzero a tutto sdeo!” (dove zenzero sta per peperoncino…). Variante: A TUTTO FO’O

ARRIVA’ A BABBO MORTO: arrivare quando è decisamente… troppo tardi.

[...continua...]

Sulla “bona crianza”

Sulla “bona crianza”

buona creanzaÈ più vicino ‘r dente che ‘r parente, è forse il detto pisano che mi viene più spesso in mente, ed è una filosofia a cui mi abituerò piuttosto difficilmente.

Perché preferisco continuare a pensare che “addò magnano doje, ponno magnà pure tre” e che “a crianza è ‘e chi ‘a fà, no ‘e chi ‘a riceve”.

I pisani – parole loro – ti tengono ner core, ma ti vanno ner culo, e se è pur vero che i sordi risparmiati so’ du’ vòrte guadagnati… c’è anche da dire che “chi magna sulo s’affoga” e “chi va pe’ chisti mare chisti pisce piglia”.

‘O pparlà chiaro è fatto pe’ l’amìce: per questo, spero, non me ne vorrete… :)

Sproporzioni

Sproporzioni

Sabato, dopo pranzo
Il consueto silenzio giù in strada nel placido quartiere di Porta a Lucca: ci si allieta con il cinguettare di uccelletti vari, quasi fossero in casa. Poi…urla sovrumane.

“Ma che ci sei venuto a fare qua!!”
“Io?? Sono venuto a studiare!”
“Devi smetterla di rompere il cazzo pure alle 2 di notte, hai capito?!?”
“Alle 2 di notte?? Io ti rompo il cazzo?? Scendi e parliamo a quattr’occhi!! Scendi se hai il coraggio!!”
“Guarda che se non la finisci ti dò una coltellata!!”
“Una coltellata?? Ma tu sei un vecchio pazzo!!”

“Lasciatelo stare…è un ragazzo che studia!”
“Signora, lei ha sentito! Ha detto che mi vuole dare una coltellata!”
“Si ho sentito…lascia stare… è un signore di 70 anni…”
“E si mette a fare minacce a me di 20 anni, sto’ povero vecchio!! Vergognati!! A chi la dai la coltellata!! Scendi se hai il coraggio!! La prossima volta che stendi le lenzuola…. TE LE TAGLIO!!!”

ad libitum…

Sul lamentarsi

Sul lamentarsi

Una cosa per cui sono molto portati i pisani, soprattutto di una certa età, è lamentarsi. Nello specifico lamentarsi “rò supierchio”, delle cose inutili.

C’è una novità a Pisa: visto che il 40% degli utenti dei bus pare non paghi il biglietto, e che per questo sembra che l’azienda di trasporti pisana sia in deficit, poche settimane fa hanno iniziato a tempestare le fermate e l’interno degli pullman di avvisi che invitavano a mostrare al conducente il proprio titolo di viaggio. Ovviamente, il pisano medio, fiero del suo senso civico lo sfodera con orgoglio, e l’anziano con abbonamento compreso nella rottamazione lo mette praticamente sotto il naso del conducente, ritrovando un’insolita agilità nell’allungarsi verso l’alto, bypassando con il braccio il vetro che lo separa dall’autista.

La nota dolente sono gli studenti, che continuano a mostrarlo molto di rado. Magari ce l’hanno pure, perché a loro costa poco più di 10 euro al mese. Ma sono un po’ restii a questa imposizione, un po’ come me…diciamocelo.

Per quieto vivere però la sottoscritta si è uniformata quasi subito a questa messinscena. Messinscena perché ovviamente l’autista non controlla veramente, e salendo potresti anche fargli vedere un abbonamento di tre mesi fa, o non fargli vedere nulla. Non fa una piega. Perché il loro ‘compito’ è portare l’autobus, non è (anche) controllare i biglietti. Ma questo è ancora un altro tratto del pisano medio che ho imparato a conoscere, ne parleremo un’altra volta.

Insomma, morale della favola… il mio abbonamento mensile “Pegaso” di 56 euri – integrato treno e bus – fa bella mostra di sé almeno 2 volte al giorno. Stasera però l’autobus lo stavo quasi perdendo – causa ritardo treno – e salendo di corsa il mio primo pensiero non è stato aprire la borsa e mostrare l’abbonamento, lo ammetto. Tra ombrello, borsa e folla, la manovra non sarebbe stata agevole.

Nemmeno il tempo di assestarmi e sento borbottare un anziano e un’anziana, accanto a me, sulla questione dei biglietti. Al che: “Scusi, state parlando del fatto che salendo non ho mostrato l’abbonamento all’autista?” e lui, con sguardo sfuggente ma incattivito, “Sì.” Secondo me voleva proprio vederlo, e ovviamente non gli ho dato questa soddisfazione…mi avrà creduto sulla parola? La donna anziana è però subito intervenuta, dicendo che non parlavano (solo) di me, ma che è anche colpa degli autisti, che non lo chiedono…ecc ecc, perché l’azienda è in fallimento…ecc ecc., insomma, cercava apparare un po’.

Eppure non penso di sembrare così giovane da essere inclusa nella categoria “studenti, quei maledetti”, che tra parentesi fanno la ricchezza di questa città, in tutti i sensi. E visto che con quel vecchietto siamo spesso sullo stesso pullman, domani salirò con l’abbonamento appiccicato in fronte, e mi lamenterò dei sedili lerci, e del fatto che gli autisti corrono come forsennati, e dell’acqua che ci piove dentro. E dei vecchi che puzzano di vino.

Qui pro Quo: la cancelleria

Qui pro Quo: la cancelleria

A Pisa si dice “lapis” quella che in altre parti d’Italia si chiama più comunemente matita. E state attenti a non sbagliare, perché a Pisa per “matite” intendono ciò che da altre parti si chiamano pastelli. E per “pastelli” intendono i pastelli a cera (o simili).

Va da sé che il temperamatite diventa l’appuntalapis.
E badate bene, fonti certe confermano la credenza popolare dell’esistenza di l’apis

Proverbi di Pisa: casa, lavoro e famiglia

Proverbi di Pisa: casa, lavoro e famiglia

Nuova carrellata di proverbi, specchio della pisana gente :)

La mi ‘asa ha na bontà: chi ‘un ci viene ‘un se ne sta a riandà! (alla faccia dell’ospitalità!)
La patria è ‘n dove si sta bene.
Ogni frate loda la su’ cella.
Se a casa mia ci piove, a casa dell’artri ci diluvia.

A’ lavorà onestamente e’ varini un si fanno. (poi dicono il sud…)
Acqua ‘he stagna, o puzza o magagna.
Anco ‘r boia, a modo suo, è maestro.
Di troppo riposo ‘un è mai morto nissuno. (come sopra!)
El lavoro dei còi va ‘n der bottino. (còi=cuochi, bottino=fogna)
Er padrone ce l’hanno ‘ani! (giustamente..!)
L’òmo lento ‘un ha mai tempo.
Le peggio scarpe èn quelle der carzolaro.
Ogni bottega cià la su’ malizia.
Voglia di lavorà sàrtami addosso e fammi lavorà meno ‘he posso.

“Figlioli? Agaioli!” disse ‘r povero Fagioli. (agaioli= contenitori di aghi)
E figlioli de’ gatti pigliano topi. (tale padre, tale figlio…)
Bòna mamma dice: pigliate.
Da ‘n cattivo legno ‘un ci pò sortì ‘na bona stiappa. (stiappa=scheggia)
A’ ragazzi, pane e scarpe.
Ogni bòdda loda e su’ boddicchi (bodda=rana)
E ‘ugini pìnzano (i “cugini” sono anche piccoli insetti fastidiosissimi)

E’ più vicino ‘r dente che ‘r parente (prima penso a me, poi eventualmente…)
Ti tengo ner core, ma ti vado ner culo. (più o meno, come sopra…)

“Pisaggine”, vituperio delle (pisane) genti

“Pisaggine”, vituperio delle (pisane) genti

“La nostra indolenza, oltre che proverbiale, è globale e va ad inerire anche l’interesse per la nostra storia. Non è un destino che questa neghittosità cronica, acuta, direi anche progressiva, endemica e perniciosa si chiami ‘pisaggine’…”.

Ecco, finalmente posso dare un nome ad un non raro atteggiamento dell’abitante “tipico”, natìo, di Pisa Town, che sembra essere al mondo senza sapere “da dove viene”, senza nessuna curiosità per le proprie radici – a meno che non siano strettamente legate al blasone di famiglia.

La citazione è presa da “Scuriosando per Pisa”, altro libello prestatomi dall’unico pisano – finora conosciuto – che mi pare essere davvero ‘affezionato’, e interessato, alla sua città. Un libro di Giampaolo Testi, un “pisantropo” nostalgico e fiero, ma onestamente critico verso alcune caratteristiche dei suoi concittadini.

Pisa non è stata fondata ieri. Non è solo “Piazza dei Miracoli”, eppure i pisani sembrano accontentarsi di essere rinomati solo per questo. Spesso non conoscono l’etimologia dei loro termini più caratteristici, e se chiedessi loro che origini ha la “cecìna”, una delle poche specialità gastronomiche indigene, dubito che in molti saprebbero dirmelo.

Questa pisaggine, di cui più o meno tutti sono portatori sani, mi induce inevitabilmente a fare un paragone con la mia insita “napoletanitudine”: chi è nato a Napoli – chi si è intriso quotidianamente fin dall’infanzia di commedia e tragedia al tempo stesso – non riesce mai a prescindere dalle proprie radici. Pur volendo rinnegare, a volte, un certo sconforto per una terra puttana, denigrata e abbandonata a se stessa – ma che continua a destare meraviglia in chi ci mette piede per la prima volta! – non puoi fare a meno di sentire di appartenerle, nel bene e nel male, “condannato a vita” ad essere testimone ambulante della sua storia.

Forse perché la “cittadinanza” napoletana uno se la deve sudare: nella metropoli partenopea non è mica tutto placido come a Pisa Town. E come per tutte le cose ottenute con sacrificio, ci tieni anche a farne tesoro, nonostante le “scardature”, i rattoppi. Tesoro (e monito) per te stesso.

Ecco, mi pare invece che la “pisaggine” sia proprio tutto il contrario: ovvero ostentazione (ma nemmeno tanta) di appartanenza, che fa però della contingenza l’unico metro di misura della “pisanità”.

Quello che ho imparato su Pisa Town

Quello che ho imparato su Pisa Town

In un anno (e un mese) di vita a Pisa Town…

Ho imparato che Pisa non è solo Piazza dei Miracoli, ma anche vicoletti e lungarni, chiesa di San Francesco, Piazza Santa Caterina, Cittadella, Giardino Scotto, e poco fuori la riserva naturale di San Rossore.

Ho imparato che Pisa è una Repubblica (marinara) fondata sul lavoro – delle agenzie immobiliari, che gonfiano gli affitti per gli studenti fuori sede.

Ho imparato che a Pisa non nevicava da anni, anche se io ho visto la neve per due Natali di seguito.

Ho imparato che i conducenti d’autobus corrono, corrono, corrono…e i vecchini con femori rotti fanno loro spesso causa.

Ho imparato che un autobus può passare anche in anticipo, e guai a non salutare il conducente.

Ho imparato che la Coop sono io, ma più loro.

Ho imparato che anche il Carrefour non è male.

Ho imparato che ogni anno il 16 giugno i lungarni di Pisa si vestono di antica luce.

Ho imparato che i pisani preferiscono godersi le proprie case, che non affollano le strade (eccetto il 16 giugno).

Ho imparato che i pisani non amano spendere soldi. Per gli altri.

Ho imparato che a Pisa molti stendono i panni in casa.

Ho imparato che a Pisa l’umido dei panni ci mette poco a trasferirsi sulle pareti.

Ho imparato che a Pisa ci sono le gazze ladre, e i pettirossi, e tanti tipi di alberi e piante a me sconosciuti (ma anche a loro).

Ho imparato che, chi può, a Pisa ha il suo orticello – perché la frutta della Coop sembra finta, diciamocelo.

Ho imparato che i pisani sono polemici, a prescindere. E che “ti tengono ner core, ma ti vanno ner culo”.

Ho imparato che i commercianti pisani sono molto gentili, ma se si entra in un negozio alle 19.30 non ci si può mai aspettare una grande accoglienza.

Ho imparato che a Pisa ci sono tanti sardi, tanti siciliani, tanti calabresi…e che eravamo tutti imbottigliati sulla A1 il 23 dicembre.

Ho imparato che i pisani spesso non sanno distinguere tra un termine pisano e un termine italiano.

Ho imparato che essere napoletani a Pisa Town vuol dire abituarsi ad un’accoglienza misurata, e ad un’eterna nostalgia della mozzarella.

Ho imparato che tutto sommato si vive bene a Pisa Town, se solo piovesse meno…