Per cominciare…

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“Eh, ma così mi stressi!”

Borbotta fra sé l’autista dell’autobus semivuoto, rivolto ad una donna parcheggiata in modo non proprio ortodosso, che lo costringe a sterzare di…pochissimo, invece di poter proseguire dritto e veloce senza ostacoli.

E io sorrido, e rido dentro, rientrando dal primo giorno di lavoro. E penso a tutti gli anni di angherie urbane subite con malcelata rassegnazione, cosciente che quella non fosse la norma…ma era pur sempre il mio habitat ‘naturale’. E mi stupisce come in pochi giorni mi sia completamente adattata ad uno stile di vita che fino ad ora ho provato il piacere di assaporare solo in vacanza. Dal mio punto di vista qui vivono un’eterna vacanza.

Qui devi preoccuparti che l’autobus passi in anticipo rispetto all’orario segnato in tabella, che la busta biodegradabile della Coop non ti si rompa mentre sali le scale di casa – ma nel caso hai sempre quella di cotone, che hai comprato per aiutare i bambini in Africa. Devi preoccuparti che non piova, di imbacuccarti bene, di portare il cappello. E di poco altro…

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