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Sul lamentarsi

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Una cosa per cui sono molto portati i pisani, soprattutto di una certa età, è lamentarsi. Nello specifico lamentarsi “rò supierchio”, delle cose inutili.

C’è una novità a Pisa: visto che il 40% degli utenti dei bus pare non paghi il biglietto, e che per questo sembra che l’azienda di trasporti pisana sia in deficit, poche settimane fa hanno iniziato a tempestare le fermate e l’interno degli pullman di avvisi che invitavano a mostrare al conducente il proprio titolo di viaggio. Ovviamente, il pisano medio, fiero del suo senso civico lo sfodera con orgoglio, e l’anziano con abbonamento compreso nella rottamazione lo mette praticamente sotto il naso del conducente, ritrovando un’insolita agilità nell’allungarsi verso l’alto, bypassando con il braccio il vetro che lo separa dall’autista.

La nota dolente sono gli studenti, che continuano a mostrarlo molto di rado. Magari ce l’hanno pure, perché a loro costa poco più di 10 euro al mese. Ma sono un po’ restii a questa imposizione, un po’ come me…diciamocelo.

Per quieto vivere però la sottoscritta si è uniformata quasi subito a questa messinscena. Messinscena perché ovviamente l’autista non controlla veramente, e salendo potresti anche fargli vedere un abbonamento di tre mesi fa, o non fargli vedere nulla. Non fa una piega. Perché il loro ‘compito’ è portare l’autobus, non è (anche) controllare i biglietti. Ma questo è ancora un altro tratto del pisano medio che ho imparato a conoscere, ne parleremo un’altra volta.

Insomma, morale della favola… il mio abbonamento mensile “Pegaso” di 56 euri – integrato treno e bus – fa bella mostra di sé almeno 2 volte al giorno. Stasera però l’autobus lo stavo quasi perdendo – causa ritardo treno – e salendo di corsa il mio primo pensiero non è stato aprire la borsa e mostrare l’abbonamento, lo ammetto. Tra ombrello, borsa e folla, la manovra non sarebbe stata agevole.

Nemmeno il tempo di assestarmi e sento borbottare un anziano e un’anziana, accanto a me, sulla questione dei biglietti. Al che: “Scusi, state parlando del fatto che salendo non ho mostrato l’abbonamento all’autista?” e lui, con sguardo sfuggente ma incattivito, “Sì.” Secondo me voleva proprio vederlo, e ovviamente non gli ho dato questa soddisfazione…mi avrà creduto sulla parola? La donna anziana è però subito intervenuta, dicendo che non parlavano (solo) di me, ma che è anche colpa degli autisti, che non lo chiedono…ecc ecc, perché l’azienda è in fallimento…ecc ecc., insomma, cercava apparare un po’.

Eppure non penso di sembrare così giovane da essere inclusa nella categoria “studenti, quei maledetti”, che tra parentesi fanno la ricchezza di questa città, in tutti i sensi. E visto che con quel vecchietto siamo spesso sullo stesso pullman, domani salirò con l’abbonamento appiccicato in fronte, e mi lamenterò dei sedili lerci, e del fatto che gli autisti corrono come forsennati, e dell’acqua che ci piove dentro. E dei vecchi che puzzano di vino.

La Coop Sei Tu – fra Quarant’anni

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L’InCoop sotto casa (detta “Coppina” dai nativi) è un piccolo e divertente osservatorio antropologico – se hai tempo da perdere.

Coop Pisa - Porta a LuccaAncora non mi sono del tutto abituata alla ‘flemma’ che caratterizza i luoghi di acquisto a Pisa Town, e il ricordo della frenesia metropolitana credo mi farà sempre vedere come ‘aliene’  le cassiere della grande distribuzione che chiacchierano ora con la collega alle spalle, ora con il cliente abituale, ora al telefono perché una volta su tre davanti becco quello con l’articolo senza codice…per non parlare di chi invece chiede di ripetere da capo il conto a causa di una strana e diffusa diffidenza per i lettori di codice a barre, o chi va a fare la spesa con i buoni e “allora aspetti..questo quanto costa? ma poi non rientro nella cifra dei buoni, allora faccia una cosa, aspetti…mamma vieni qua! senti, allora questi no, che sforiamo…allora signora che fa, se li tiene lei alla cassa? ok, allora mi rifà per cortesia il conto levando questo?”

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