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Con quella flemma un po’ così

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Flemma

Se c’è una cosa a cui non riesco proprio ad abituarmi, e di cui vi ho sicuramente già parlato, è l’atteggiamento da impiegato pubblico che ha il commesso tipo dei negozi a Pisa Town.

E non mi dite che non è vero. Non mi dite che non è vero che non sanno cosa sia il multitasking, che servono solo ed esclusivamente un cliente alla volta, senza nemmeno guardare chi è lì ad aspettare da 10 minuti che quella dannata signora la smetta di chiedere informazioni inutili e uscire dal negozio con un nonnulla. Che non si sognano nemmeno, in attesa che la coppia indecisa decida, di dire qualcosa del tipo “vi lascio scegliere con calma e nel frattempo cerco di smaltire la fila che si è formata dietro di voi”.

Niente di tutto questo. Sarebbe fonte di troppo stress, troppo pensiero, troppa cortesia. E allora, se trovi davanti a te il classico pignolo pisano in cerca di informazioni sul miglior trapano in commercio, puoi pure perdere le speranze di uscire dal negozio in tempi ragionevoli: avrai però in compenso guadagnato una lezione minuziosa sulla potenza di almeno 3 diversi modelli di fora-muri. E ti sarai quasi decisa a comprarlo tu, dopo che il signore è andato via dicendo “ci rifletto e poi torno”.

Ecco, in queste occasioni perdo davvero la pazienza, e non sono ancora entrata nel mood giusto che mi consente di ripagare con la stessa moneta quando arriva finalmente il mio turno. Ho solo voglia di uscire, e possibilimente non rientrare in quel posto per lungo tempo. Non voglio nemmeno il pacco regalo, voglio fare presto. Presto…do you know?

Detetestabile, detestabilissima flemma del commesso in quel di Pisa Town.

Vocabolario Pisano-Italiano: lettera B

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Pisa - Piazza dei CavalieriPiù di un anno fa iniziava la trascrizione del vocabolario pisano di sopravvivenza. Oggi a gran richiesta riprendo il mio lavoro certosino (di sicura utilità per chi approda a Pisa Town), e siamo finalmente alla …

LETTERA B

BOTTINO: non è una piccola botte né il risultato di una fortunosa scorribanda, ma semplicemente cacca. Da cui l’espressione “Siamo nel bottino”, per indicare una situazione poco rosea. Variante: BOTRO

BOTRILLO: donna particolarmente brutta (vedi sopra)

BRONTOLARE: anche questo è un false friend, e soprattutto (stupore!) a Pisa Town è un verbo transitivo…vuol dire sgridare, riprendere. Esempio: “Ho brontolato mio figlio quando è finito nel bozzo (=pozzanghera)”.

BAZZA: mento

BUZZO: pancia

BRODO: persona non particolarmente brillante, stupido. Esempio:“Cos’è questa radio a tutto bordone?! Spengila che la gente dorme, brodo!” (a tutto bordone= ad alto volume)

BORDA (o ARIBORDA): specialmente esclamativo, sta per “Ancora!”, come risposta sarcastica a qualcosa che si verifica per l’ennesima volta. Esempio: “Stamane mamma m’ha brontolato…” – “Borda!”. Variante: “Tonfa panaia!”

BAOTENIA: ovvero “baco tenia”, verme solitario

BACCELLONE: dicesi di personaggio grande, grosso e cogl..one

BANFE: caldane. Esempio: “Badalì, vel botro c’ha le banfe!”

BUBBOLARE: termine invernale onomatopeico. Esempio: “Si bubbola dal freddo”, fa talmente freddo che si fanno nuvolette con la bocca. Variante: “Si pipa dal freddo”

BRISCOLARE: picchiare, menare. Esempio: “Quando torna tu pa’ sentirai che briscole!”

[continua…]

Revisioni d’autunno

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old coupleUltimamente non prendo spesso l’autobus, mi sono un po’ impigrita, ma non è colpa mia: è dei miei gentilissimi e motorizzati colleghi che abitano quasi tutti in quel di Porta a Lucca – e il car sharing in fondo è una buona cosa…

Così, passando di auto in auto, ho abbandonato un po’ la consuetudine di ritrovare ogni mattina le stesse facce, seguirne l’evoluzione, studiarne i comportamenti. E quando ci ritorno, su autobus e treni, mi accorgo che durante la mia assenza non è cambiato poi molto. Posso così felicemente riprendere i miei studi lì dove li avevo interrotti.

Però a volte noto che qualcosa è cambiato. E succede, ad esempio, che il vecchietto scorbutico che mi aveva rimproverato di non aver mostrato il biglietto/abbonamento all’autista si mostri fin troppo gentile, tanto che mi vien voglia di cercarlo con lo sguardo e salutarlo, quando arrivo alla mia fermata. E succede che mentre mi avvicino alla porta riveda, dopo tanto tempo, anche la vecchina del foulard. Silenziosa, con lo sguardo un po’ perso. Seduta ad un posto diverso, senza di Lui.

Pisano-Italiano: Vocabolario di Sopravvivenza

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vocabolario pisano-italianoUna delle prime cose che ho fatto non appena arrivata a Pisa Town è stato prendere lezioni di pisano: dai colleghi in ufficio, dai miei compagni di treno, dalle vecchine in fila alle casse Coop. Innanzitutto per entrare in piena sintonia con il nuovo habitat, per riconoscere inflessioni, e quindi (mal)umori… ma anche per screditare il pregiudizio del toscano che non ha dialetto. È vero, a volte i pisani pensano che siano dialettali alcuni termini di uso comune in tutta Italia, ma per il resto hanno tanti vocaboli il cui significato è difficilmente intuibile.

Così, dopo un anno e mezzo, ho raccolto nella mia rubrica (gelosamente custodita) un bel po’ di parole che oggi mi permettono di interagire (quasi) alla pari con i miei attuali concittadini.

Inizio allora finalmente a trascrivere il mio vocabolario di sopravvivenza, con l’invito per tutti i pisani in ascolto a integrare, ed eventualmente rettificare… 🙂

LETTERA A

ACQUA GHIACCIA (o DIACCIA): semplicemente fredda, non ghiacciata. Quindi se qualcuno vi offre dell’acqua ghiaccia non abbiate paura di una congestione! Se fosse invece GHIACCIA MARMATA… allora sì, sarebbe proprio gelata…

ACQUAIO: lavello per piatti (“rigovernare nell’acquaio” è fare i piatti). Detto sessista: “Le donne all’acquaio!”

ANTEPÀTIA: agg. antipatica

ATTRASSO: donna appariscente, ma ridicola (se vi chiamano così… avete tutto il diritto di rispondere male)

AVELLARE: emanare cattivo odore (si dice di persona). Probabilmente deriva da avello (che in taliano sta per tomba… ed effettivamente, il cadavere nella tomba avella…)

ALTRO: no.  Esempio, dal salumiere: “Serve altro?” “Altro.”  (Chissà se vogliono intendere che serve altro in un’altra bottega…indi per cui, lì effettivamente non serve altro…)

ASCIUGATI/ARREGGITI/AGGUANTATI: sono tutti inviti ironici a riposarsi dopo un presunto sforzo…

A TUTTO SDEO: senza limite, senza fine. Esempio: ‎“Boia com’è piccante, zenzero a tutto sdeo!” (dove zenzero sta per peperoncino…). Variante: A TUTTO FO’O

ARRIVA’ A BABBO MORTO: arrivare quando è decisamente… troppo tardi.

[…continua…]

Sulla “bona crianza”

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buona creanzaÈ più vicino ‘r dente che ‘r parente, è forse il detto pisano che mi viene più spesso in mente, ed è una filosofia a cui mi abituerò piuttosto difficilmente.

Perché preferisco continuare a pensare che “addò magnano doje, ponno magnà pure tre” e che “a crianza è ‘e chi ‘a fà, no ‘e chi ‘a riceve”.

I pisani – parole loro – ti tengono ner core, ma ti vanno ner culo, e se è pur vero che i sordi risparmiati so’ du’ vòrte guadagnati… c’è anche da dire che “chi magna sulo s’affoga” e “chi va pe’ chisti mare chisti pisce piglia”.

‘O pparlà chiaro è fatto pe’ l’amìce: per questo, spero, non me ne vorrete… 🙂

Sproporzioni

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Sabato, dopo pranzo
Il consueto silenzio giù in strada nel placido quartiere di Porta a Lucca: ci si allieta con il cinguettare di uccelletti vari, quasi fossero in casa. Poi…urla sovrumane.

“Ma che ci sei venuto a fare qua!!”
“Io?? Sono venuto a studiare!”
“Devi smetterla di rompere il cazzo pure alle 2 di notte, hai capito?!?”
“Alle 2 di notte?? Io ti rompo il cazzo?? Scendi e parliamo a quattr’occhi!! Scendi se hai il coraggio!!”
“Guarda che se non la finisci ti dò una coltellata!!”
“Una coltellata?? Ma tu sei un vecchio pazzo!!”

“Lasciatelo stare…è un ragazzo che studia!”
“Signora, lei ha sentito! Ha detto che mi vuole dare una coltellata!”
“Si ho sentito…lascia stare… è un signore di 70 anni…”
“E si mette a fare minacce a me di 20 anni, sto’ povero vecchio!! Vergognati!! A chi la dai la coltellata!! Scendi se hai il coraggio!! La prossima volta che stendi le lenzuola…. TE LE TAGLIO!!!”

ad libitum…

Sul lamentarsi

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Una cosa per cui sono molto portati i pisani, soprattutto di una certa età, è lamentarsi. Nello specifico lamentarsi “rò supierchio”, delle cose inutili.

C’è una novità a Pisa: visto che il 40% degli utenti dei bus pare non paghi il biglietto, e che per questo sembra che l’azienda di trasporti pisana sia in deficit, poche settimane fa hanno iniziato a tempestare le fermate e l’interno degli pullman di avvisi che invitavano a mostrare al conducente il proprio titolo di viaggio. Ovviamente, il pisano medio, fiero del suo senso civico lo sfodera con orgoglio, e l’anziano con abbonamento compreso nella rottamazione lo mette praticamente sotto il naso del conducente, ritrovando un’insolita agilità nell’allungarsi verso l’alto, bypassando con il braccio il vetro che lo separa dall’autista.

La nota dolente sono gli studenti, che continuano a mostrarlo molto di rado. Magari ce l’hanno pure, perché a loro costa poco più di 10 euro al mese. Ma sono un po’ restii a questa imposizione, un po’ come me…diciamocelo.

Per quieto vivere però la sottoscritta si è uniformata quasi subito a questa messinscena. Messinscena perché ovviamente l’autista non controlla veramente, e salendo potresti anche fargli vedere un abbonamento di tre mesi fa, o non fargli vedere nulla. Non fa una piega. Perché il loro ‘compito’ è portare l’autobus, non è (anche) controllare i biglietti. Ma questo è ancora un altro tratto del pisano medio che ho imparato a conoscere, ne parleremo un’altra volta.

Insomma, morale della favola… il mio abbonamento mensile “Pegaso” di 56 euri – integrato treno e bus – fa bella mostra di sé almeno 2 volte al giorno. Stasera però l’autobus lo stavo quasi perdendo – causa ritardo treno – e salendo di corsa il mio primo pensiero non è stato aprire la borsa e mostrare l’abbonamento, lo ammetto. Tra ombrello, borsa e folla, la manovra non sarebbe stata agevole.

Nemmeno il tempo di assestarmi e sento borbottare un anziano e un’anziana, accanto a me, sulla questione dei biglietti. Al che: “Scusi, state parlando del fatto che salendo non ho mostrato l’abbonamento all’autista?” e lui, con sguardo sfuggente ma incattivito, “Sì.” Secondo me voleva proprio vederlo, e ovviamente non gli ho dato questa soddisfazione…mi avrà creduto sulla parola? La donna anziana è però subito intervenuta, dicendo che non parlavano (solo) di me, ma che è anche colpa degli autisti, che non lo chiedono…ecc ecc, perché l’azienda è in fallimento…ecc ecc., insomma, cercava apparare un po’.

Eppure non penso di sembrare così giovane da essere inclusa nella categoria “studenti, quei maledetti”, che tra parentesi fanno la ricchezza di questa città, in tutti i sensi. E visto che con quel vecchietto siamo spesso sullo stesso pullman, domani salirò con l’abbonamento appiccicato in fronte, e mi lamenterò dei sedili lerci, e del fatto che gli autisti corrono come forsennati, e dell’acqua che ci piove dentro. E dei vecchi che puzzano di vino.